Ci sono luoghi della Sicilia occidentale che sembrano sospesi nel tempo. Paesaggi dove la montagna incontra il mare senza filtri, senza strade panoramiche invadenti, senza costruzioni che rubino spazio alla natura.
La Riserva Naturale Orientata Monte Cofano è uno di questi luoghi.
Questo promontorio roccioso si trova a metà strada tra San Vito Lo Capo e Trapani, all’interno del territorio comunale di Custonaci, un paese conosciuto in tutta Italia per le sue cave di marmo. Non a caso Custonaci è stata insignita del titolo di Città Internazionale dei Marmi, grazie alla produzione del celebre Perlato di Sicilia, una pietra che da queste montagne è arrivata nei palazzi e nelle architetture di mezzo mondo.
Ma Custonaci non è solo marmo. Qui si trova anche uno dei luoghi di culto più importanti della provincia di Trapani: il Santuario di Maria Santissima di Custonaci, un santuario del Quattrocento dedicato alla Vergine Maria e profondamente legato alla storia e alla devozione della comunità locale.
Poco più in là, affacciato sul mare, emerge il profilo imponente di Monte Cofano. Un massiccio calcareo che sembra un’isola di roccia incollata alla terraferma.
Prima del grande incendio del 2024, che ha segnato profondamente questo territorio, il paesaggio era dominato da estese distese di palme nane e da grandi ciuffi di disa, l’ampelodesma che cresce spontanea tra le rocce e il vento salmastro. Ancora oggi, nonostante le ferite lasciate dal fuoco, la riserva conserva un fascino potente e primordiale.
Enormi massi rotolati nel tempo dalle pareti della montagna punteggiano la costa fino a sfiorare il mare. Il Tirreno, di un blu intenso, circonda il promontorio e ne esalta le guglie calcaree, creando un paesaggio quasi teatrale.
Monte Cofano appare come un vero sipario naturale che separa due piccoli golfi: quello di Castelluzzo a ovest e quello di Makari a est.
Il modo migliore per conoscere questo luogo è camminare. La riserva ha due accessi principali, uno sul lato orientale e uno sul lato occidentale, collegati da un suggestivo sentiero costiero che abbraccia completamente la montagna. Percorrerlo richiede circa due ore di cammino, ma il tempo qui è un dettaglio relativo: ogni curva regala scorci nuovi, ogni tratto racconta una storia.
Entrando dal lato est si incontra quasi subito uno dei luoghi più suggestivi della riserva: la Tonnara di Cofano. Un piccolo agglomerato di edifici affacciato sul mare che conserva ancora l’atmosfera delle antiche tonnare siciliane.
Tra le semplici abitazioni in pietra emerge la Torre di Tono, una torre costiera davvero particolare. La sua struttura quadrata con pareti concave la rende unica in Sicilia. Fu costruita alla fine del Cinquecento per difendere la tonnara e il piccolo borgo marinaro dagli attacchi dei pirati che per secoli hanno solcato queste acque.
Da qui il sentiero offre due possibilità. Si può continuare lungo la costa oppure salire lungo il cosiddetto sentiero della Grotta Perciata. Questa cavità naturale si apre a mezza altezza sul costone roccioso che guarda il Tirreno e rappresenta uno dei punti panoramici più spettacolari dell’intero periplo del monte.
Riprendendo il cammino attorno alla montagna si incontra una piccola cappella dedicata al Santissimo Crocifisso. Alle sue spalle, incastonata nella parete rocciosa, una scalinata conduce alla Grotta del Crocifisso, una cavità naturale sospesa a circa sessanta metri sopra il livello del mare. Non è grande, appena sei metri di larghezza e poco più di venti di profondità, ma la posizione panoramica la rende un luogo carico di suggestione.
Poco più avanti appare la Torre di San Giovanni. A differenza della Torre di Tono, questa faceva parte del sistema di torri di avvistamento voluto per difendere le coste siciliane. Da qui le sentinelle controllavano il mare alla ricerca di navi sospette o incursioni piratesche.
Continuando verso l’ingresso ovest, il paesaggio cambia. Le pareti del monte diventano più aspre e ripide e, superata Punta del Saraceno, precipitano quasi verticali verso il mare. È uno dei tratti più spettacolari della costa.
Da qui si può completare l’anello del Cofano risalendo verso l’interno lungo il sentiero che porta al Baglio Cofano. Durante la salita emergono le tracce di una delle vecchie cave di Custonaci. Le rocce mostrano ancora i tagli lasciati sui blocchi destinati alla lavorazione del celebre Perlato di Sicilia.
Raggiunta la sella della montagna si arriva al Piano Alastre, un piccolo pianoro a circa 247 metri sul livello del mare. Qui si forma una pozza stagionale che durante l’inverno si riempie d’acqua e ospita minuscoli crostacei, mentre in estate rimane completamente asciutta.
Un tempo da questo punto si poteva proseguire fino alla vetta di Monte Cofano, ma oggi l’accesso alla cima non è consentito per motivi di tutela ambientale.
Il cammino continua lungo il sentiero forestale fino a raggiungere la costa di Makari, seguendo le indicazioni per il sentiero Scaletta. Qui la macchia mediterranea torna fitta e profumata, avvolgendo l’antico tracciato che per secoli è stato percorso dai pastori per spostarsi tra le montagne e i piccoli villaggi della costa.
È proprio in questi momenti che si capisce davvero Monte Cofano.
Non è solo una riserva naturale. È un paesaggio che racconta la Sicilia più autentica: quella delle tonnare, dei pastori, delle torri di avvistamento e delle cave di marmo. Un luogo dove la montagna e il mare continuano a parlarsi come hanno sempre fatto, molto prima che arrivassero i turisti e molto prima che qualcuno pensasse di trasformarlo in una destinazione.
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